Firenze, 6 novembre 2010 – Mentre si apre la discussione in Regione sul riordino della difesa del suolo e della bonifica, il territorio mostra tutte le sue fragilità, fra frane, esondazioni, smottamenti, lutti e danni. “Ancora una volta è accaduto”, ma non dobbiamo né possiamo abituarci e ognuno deve assumere le proprie responsabilità. Occorrono prevenzione, lavori di manutenzione e un uso migliore del territorio, troppo spesso utilizzato per finalità che contrastano con la sua naturalità.
“Mentre sono ancora doloranti e fresche le ferite – spiega il presidente dell’Urbat (l’Unione regionale dei Consorzi di Bonifica) Fortunato Angelini - escono i soliti detrattori e accusatori dei Consorzi di Bonifica, che disquisiscono sul tributo. A loro voglio ricordare che anche in questa emergenza, i Consorzi e le loro maestranze, fra tecnici e operai, erano nel fango assieme ai volontari e alle istituzioni a portare soccorso e aiuto. I Consorzi sono enti dotati di alte professionalità e che presidiano il territorio. Chiediamo che la discussione si concentri sulla necessità di più manutenzione e prevenzione, temi sui quali siamo disponibili al confronto e a metterci in discussione per migliorare ulteriormente. La riforma che è in cantiere deve, prima di tutto, dare queste risposte, porre al centro il territorio, i suoi bisogni e le sue vulnerabilità, agendo di conseguenza. Negli anni scorsi sono stati fatti importanti passi in avanti sul piano tecnico e idrogeologico. Fra questi, si contano il fatto di aver individuato il bacino idrografico come unità fisiografica di riferimento e l’accordo approvato dalla conferenza permanente Stato-Regioni il 18 settembre 2008. Su questi principi fondamentali, i Consorzi di bonifica porteranno il loro contributo affinché si cambi anche in Toscana. Vi è purtroppo una tendenza che sta prendendo campo e che porta a un’insufficiente prevenzione idrogeologica. Al contrario, i Consorzi di bonifica vogliono fare di più, chiedono più strumenti giuridici e amministrativi, più risorse per fare prevenzione, una maggiore legittimazione del legislatore verso i Consorzi stessi, rimasti l’unico vero presidio idraulico sul territorio disastrato. Vogliamo stabilire un nuovo patto coi cittadini e i consorziati, con l’impresa agricola con tutti i soggetti portatori di interesse per migliorare la salvaguardia del territorio, nell’ottica di una difesa idraulica più efficace”.