Firenze, 2 giugno 2011 - Le province della Toscana chiedono alla Regione, fra i vari punti, il superamento dei Consorzi di Bonifica e l’attribuzione delle loro funzioni, compresa la distribuzione dell’acqua agli agricoltori. La motivazione che presentano è quella di superare “le attuali dispersioni di competenze, eliminando i costi degli organismi elettivi e riducendo al minimo i costi delle strutture amministrative”.
«Va detto con nettezza – spiega Fortunato Angelini, presidente dell’Urbat (Unione regionale dei Consorzi di Bonifica e Irrigazione della Toscana) - che il costo degli amministratori rappresenta lo 0,50% del bilancio dei Consorzi, in quanto solamente il presidente riceve un’indennità pari a un sindaco di 10.000 abitanti (e il vicepresidente pari al 25% del presidente), mentre tutti i componenti dei consigli sono volontari. La richiesta di superare gli organi elettivi dei Consorzi e di ridurre gli apparati amministrativi è dunque quanto mai anomala, anche perché le Province sono l’organo di controllo sugli atti amministrativi dei Consorzi di Bonifica e non hanno mai sollevato rilievi in tal senso. Per quanto riguarda gli impiegati amministrativi, l’attuale organico dei 13 Consorzi di Bonifica (e non “circa 40” come riportato nel documento dalle province) è di 450 dipendenti, molto meno di una sola amministrazione provinciale. Siamo sconcertati dalle affermazioni contenute nel documento, sui costi e sulle dispersioni di competenze. Come Consorzi vogliamo parlare di sicurezza idrogeologica, di stabilità e monitoraggio dei movimenti franosi, d’innovazione tecnologica, di cosa fare per gestire al meglio gli effetti dei cambiamenti climatici in corso, di innovazione e modernità della bonifica. Chiediamo una riforma che persegua questi obbiettivi, puntando a procedure snelle, innovazione, trasparenza, chiarezza nelle competenze, semplificazione e risorse finanziarie adeguate».